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giovedì 29 gennaio 2009

Come farsi offrire una cena senza offrire il dopocena


Care lettrici e cari lettori della Guida Rapida, con questo 2009 abbiamo il piacere di annunciarvi una nuova rubrica: cose di femmine. Ringraziamo dunque Rita Leblanc II, che fedelmente curerà la nostra rubrica (o per lo meno, ci ha mandato 'sto pezzo). E adesso
à vous, mesdames.

I vademecum per il perfetto primo appuntamento riempiono riviste, libri, blog e pagine on-line: consigli di ogni tipo: abito, biancheria, piatti da evitare e perfino discorsi da affrontare.
Meno facilmente si trovano i consigli su come evitare al termine della cena di dover concludere la serata con una sosta prolungata nel parcheggio o a casa. Eccovi allora delle semplici regole da seguire per evitare un incontro fisico non desiderato. Ovviamente godetevi la cena, ordinate qualunque pietanza desiderata (anzi, spesso gli uomini guardano con diffidenza le donne che apprezzano il cibo, quindi questo potrebbe indurli a desistere dal provarci).

1. Vestitevi in modo sexy e molto provocante: l'uomo tradizionalista penserà che tu non sia raccomandabile, mentre il casanova riterrà il gioco troppo facile e noioso. Attenzione! C'è anche il tipo d'uomo normale che davanti ad un vostro atteggiamento potrebbe scambiarvi per un'avventura di una notte e provarci senza troppa diplomazia. E non si tratta dell'effetto che vogliamo ottenere.

2. Esagerate pure con il bere: non c'è nulla di più sgradevole per un uomo di una ragazza ubriaca. Parlate, cantate. Siate eccentriche ed egocentriche. Non vedrà l'ora di tornare a casa da solo e voi avrete mangiato (e bevuto) a volontà!

3. Parlate delle vostre esperienze precedenti: non aumenteranno il suo interesse nei vostri confronti e potreste rivelare aspetti negativi o imbarazzanti del passato.

4. Fate un interrogatorio di terzo grado: date l'impressione di voler sapere tutto della sua vita privata.

5. Esprimetevi sul suo abbigliamento o modo di comportarsi a tavola: permettetevi pure lezioni di galateo e proponetevi per una domenica di shopping. Anche in questo caso l'effetto fuga dopo cena è assicurato.

6. Sembrate desiderose di sistemarvi: questa tecnica va utilizzata soprattutto con uomini facoltosi mettendo in pratica la tecnica che fu di Lauren Bacall (come sposare un milionario).

Immediatamente la vostra vittima tenderà per prudenza a creare distanza tra voi: distanza che non vorrà cambiare nemmeno in camera da letto.
Secondo De Gabrielis, seguendo questi punti si ha il 3,04% di possibilità di riuscire nell'intento desiderato [De Gabrielis 2005]. Va comunque fatto notare che De Gabrielis dedicò il suo scritto a quarantatré donne diverse, le quali, a quanto pare, non ne furono molto contente.

giovedì 11 dicembre 2008

Come comportarsi in ascensore


In molti ci hanno chiesto come ci si deve comportare in un ascensore per non risultare antipatici, scorbutici, indisponenti o con gravi handicap al sistema nervoso centrale. Il problema postoci non è da prendere sottogamba, sebbene sia quasi del tutto sconosciuto per gli abitanti del terzo mondo o della Lucania occidentale.


La Sociologia Condominiale è una materia relativamente recente, che nasce verso gli anni Sessanta per opera principalmente di Karl Stopper, docente universitario a Lipsia (mi sa che è tipo in Germania). Uno dei suoi primi campi di ricerca fu l'incontro ascensoriale ed i possibili disagi [Stopper 1963]. Stopper decise di studiare le dinamiche delle piattaforme elevatrici con test su centoquattordici persone diverse, più cinque scimpanzé e un testimone di Geova; lo studioso formò gruppi di due o di tre persone, mescolando i candidati. Stopper divise gli atteggiamenti in quattro grandi categorie, ovvero:
- ascensore silente morbido, in cui l'imbarazzo degli ascensoranti non fa partire nessun dialogo con forme plurisillabiche;
- ascensore silente duro, in cui il menefreghismo degli ascensoranti non fa partire nessun dialogo ma solo scrollate di spalle;
- ascensore monorelazionale, in cui a un ascensorante parlante si affianca un ascensorante annuente o menefreghista;
- ascensore bidirezionale, in cui si instaura effettivamente una relazione interpersonale di qualsiasi tipo.
Purtroppo Karl Stopper decise di studiare gli ascensori silenti duri, e per tutta la vita le sue ricerche non ebbero nulla da dire. In punto di morte, disse al prete "fa' pure il cazzo che ti pare". Fu un suo discepolo, Hans Glick, che riprese in mano le ricerche del maestro a metà degli anni ottanta. Analizzando le vecchie registrazioni, Glick ridiede vita alla Sociologia Condominiale. Pubblicò subito due articoli: nel primo evidenziava come quando due scimpanzè sono lasciati da soli in un ascensore, questi cominciano spontaneamente a parlare della crisi economica del '29, adducendo probabilmente più colpe del dovuto al 31esimo presidente americano Herbert Hoover; nel secondo articolo trovò la legge fondamentale della fuga da smaronamento, ovvero Geova = Bestemmione + Scale [Glick 1984]. Entrambi gli articoli furono pubblicati sulla celebre rivista Schwanz, Titten und Stadtmobiliar. Ma l'analisi di Glick va ben oltre il mero documentarismo. Lo studioso infatti pochi anni dopo decide di pubblicare un manuale, l'unico tutt'oggi disponibile, di Comportamento Ideale su Piattaforme Elevatrici. In breve, Glick suggerisce, in 648 pagine, di non emettere peti, non sputare, non fissare il compagno di viaggio con disgusto mettendosi contemporaneamente le mani nelle mutande per poi tirar fuori mezzo hot dog della cena precendete, ricordarsi di nuovo di non emettere peti, non pulire o caricare o anche solo togliere la sicura della vostra arma da fuoco, non tagliarsi le unghie dei piedi, non emettere peti neanche tossendo, evitare di rimanere nudi, non masturbarsi (neanche girati verso la parete), non tossire sangue sulle scarpe altrui, evitare scherzi da claustrofobico, non partorire, non gettare oggetti dal finestrino [Glick 1987].
Detto questo, la Guida si riserva di consigliarvi un approccio molto semplice: portate sempre con voi una bustina di sale da cucina in tasca, da proporre a un compagno di ascensore chiedendo semplicemente "sale?". Ettore Andenna ha trovato moglie e fil rouge, così.

sabato 4 ottobre 2008

Come far passare il singhiozzo

Secondo le teorie di Nigel Mansell, per farlo passare bisogna "fargli cenno con gli abbaglianti" [Mansell 1992].

giovedì 2 ottobre 2008

Come fare per riconoscere il giusto lato di utilizzo della carta igienica


Salve, mi chiamo Antonio Giuliani, Garganauta di origini Uraniane, e sono un giovane che vuole risolvere tanti problemi.

Ho notato le varie soluzioni nella vostra Guida Rapida e ho scoperto la grande utilità sollazzandomi nella riuscita dei vostri consigli attuati. Ma c'è un dilemma che mi tortura ormai sin dal 1937 e spero che possiate dare consiglio per risolvere questo problema che sicuramente è divenuto una piaga Socio-Culturale: come si fa a riconoscere il giusto lato di utilizzo della carta igienica?
Grazie per l'attenzione.

Gentile Antonio, grazie per la lettera e per la questione postaci, di non facile soluzione. La carta igienica è un prodotto utilizzato solitamente per una sommaria igiene intima dopo la defecazione o la minzione, seguendo la definizione standard; per citare il grande ermetico Finismundi: è "la carta-culo" [Finismundi 1955].
Creata nel 1857 negli Stati Uniti da Joseph Cayetty, la carta fu subito sulla bocca di tutti, che evidentemente non avevano capito proprio bene il meccanismo. Dopo questo primo momento di incertezza, si posero però due questioni, ovvero: 1. da che lato utilizzarla; 2. perchè mai Joseph Cayetty aveva fatto stampare il suo nome su ogni foglio?
Inizialmente i consumatori decisero di utilizzarla sul nome di Joseph, perchè così pareva loro giusto. Il vecchio Donald Cayetty non resse a questo affronto e si suicidò gettandosi dalle cascate del Niagara. Era questo "l'unico scarico degno di un Cayetty", come lasciò scritto nella sua ultima lettera, raccolta dal cronista del tempo Mike Lottfield [Lottfield 1861]. Purtroppo la versione originale della lettera andò persa a causa dello stesso Lottfield, che in un momento di distrazione, vedendo quel pezzo di carta con su scritto Cayetty, se ne giovò malauguratamente.
Con l'arrivo del XX secolo la carta igienica entrò nelle case di tutto il mondo, tuttavia l'annosa questione del lato giusto non fu risolta. Diversi autori, a cavallo delle due guerre, cercarono di porvi rimedio, ad esempio possiamo segnalare LeGoff, Marchet, Takewoshi, Revolucjia, Berbudos, Rossi, Lechapelle, Fistrow, Springler, Sprangler, Sprungler, Gentilini, Rocco Ifcolds, l'immancabile De Pruus, Queansy, Richmond, Kropotkin, i fratelli Tozzi, Amuchina, Scandisk, nonchè Butterman, Boulders e Zanotto, Marja Ignatijevna Šatova, Marja Timofejevna Lebjadkin, Fëdor Fëdorovič, Julia Michailovna von Lembke, Pëtr Stepanovič Verchovenskij, Aleksej Nilič Kirillov, Nikolaj Vsevolodovič Stavrogin, ma nessuno di questi seppe dare una soluzione. Famoso a tal proposito il caso del libro "la carta igienica ed il suo optimum" del professor Stardelli, mai pubblicato e di cui lui non fece manco un accenno fino alla sua morte [Stardelli, non pervenuto]. Tuttavia, Marco Pollis, direttore della celebre Scuola di Teramo di Sociologia Intima (STeSi), pubblicò nel 1972 un editoriale sul settimanale "Modernariato intimo & igiene per tutti" che sarà in seguito noto come il manifesto della relatività igienica. Secondo Pollis, accettando che i due lati non sono uguali, non esiste un vero lato giusto della carta. La prima parte dell'editoriale si spende infatti sul descrivere la diversità delle defecazioni umane, al quale si accompagna duttilmente la diversità della carta. In parole povere, a seconda della situazione è da preferire il lato più morbido o quello più ruvido. Possiamo a questo punto citare l'esempio fatto dallo stesso Pollis in una simpatica vignetta, che diceva "se la cacca è morbida e copiosa vai di ruvido, se è secca vai di morbido, o ti piglia fuoco l'ano!" [Pollis 1972].
Infine segnaliamo le ultime teorie relativiste di Jennings, secondo il quale più che il lato della carta è fondamentale la posizione; anche se non si trova il lato giusto, afferma Jennings, la cosa importante è che la carta si trovi tra la mano ed il punto da pulire, e non dietro. Altrimenti, l'errore sarà tangibile [Jennings 1993].

mercoledì 17 settembre 2008

E' possibile avere erezioni secondo la propria volontà?


Una insoddisfatta Teresa F. di Castelfranco Veneto (TV) ci scrive per chiederci se e come è possibile avere erezioni secondo la propria volontà. Siamo vicini al marito di Teresa nell'esaminare ciò che la letteratura ha da dirci riguardo all'argomento.


La tumescenza facoltativa è un fenomeno leggendario che l'essere umano ricerca disperatamente dalla nascita dell'ansia da prestazione, che si può collocare all'incirca nel XV secolo, in concomitanza con la scoperta dell'America.
Prima di riportare gli studi sull'argomento è necessario precisare che non esistono casi scientificamente registrati di tumescenza facoltativa (ci dispiace, Teresa). Tuttavia esiste testimonianza di un celebre caso nel regno animale. Si tratta di Gennarino, "il ciuccio che intuosta a comando" (l'asino che ha un'erezione quando gli viene imposta dall'esterno). Gaetano Cutolo di Benevento (1922-2006) era solito portare nella piazza del paese l'asino Gennarino, il quale era colto da tumescenza quando il padrone urlava "Mammata!". Il tutto per la gioia di grandi e piccini.
Ma torniamo all'essere umano. Sebbene non vi siano casi reali (siamo veramente molto dispiaciuti, Teresa), è esistito un uomo che alla questione ha dedicato l'intera vita. Si tratta del barone Hubert Von Willigstein, un ammiratore segreto di Pavlov, ossessionato dal riflesso condizionato.
Dopo aver letto del celebre esperimento sui cani, il giovane Hubert ebbe la geniale intuizione che il processo potesse essere applicato a qualsiasi altro ambito. Il primo esperimento fu condotto su Inga, la nonna di Hubert. Per circa 6 mesi, ogni giorno, Hubert costrinse l'anziana signora ad ascoltare "Uomini soli" dei Pooh durante la defecazione mattutina. Dopo quel periodo ogni volta che la signora sentiva il succitato brano veniva colta da squassanti peristalsi ed era costretta a correre in bagno. Dopo un anno il condizionamento era così forte che la nonna non riusciva nemmeno a raggiungere il bagno, defecando sul posto. Dopo 5 anni la signora defecava sul posto anche senza ascoltare i Pooh, ma questo fenomeno secondo Grossman (1999) è da imputarsi più all'avanzata età della signora che non al riflesso condizionato.
Esaltato dai primi successi, il barone Von Willigstein si sentì pronto a sperimentare il sistema su un soggetto di sesso maschile, con lo scopo di inseguire la chimera della tumescenza facoltativa. Il soggetto dell'esperimento era Frank Speranza di Pulsano (TA), un giovane disoccupato dai sani appetiti. Per sei mesi Frank vide ogni mattina la sigla di "Baywatch" ed ebbe quotidianamente quella che il barone definì "Erezione da P. Anderson". Al settimo mese Frank venne bombardato dalla sigla di "Baywatch", ma senza il fattore video. La sola musica, constatò Hubert, non provocava tumescenza nel soggetto. Hubert Von Willingstein morì pazzo pochi mesi dopo.
I sostenitori di Hubert attribuiscono il fallimento dell'esperimento a un fenomeno conosciuto come "Detumescenza da D. Hasselhoff". Purtroppo la ricerca in questo campo è stata del tutto abbandonata, perché la visione di "Baywatch" viene oggi considerata "eticamente inaccettabile" dalla comunità scientifica.
Un vero peccato.

martedì 16 settembre 2008

Come guardare negli occhi una persona strabica


Joshua Three da Viggianello (PZ) ci chiede senza fronzoli come si può fare per guardare negli occhi una persona strabica senza commettere grossolani errori.


Nelle memorie di Gualtiero Malacapa, ritroviamo il celebre passo "Cuando fu che lo prete m'aspettea pe' lo gran ritardone, ch'io capoccia avea commensurato in tanto che abbastava pe' fa' lo sì che me menassero cu la vanga, tosto correo pe' lo corridoro, che tal lo nomano all'uopo de moverse celeri. Lo prete di suo la patientia l'avea perduta, et cu le mani insù pe' le reni ritto stava a la porta, et dissemi tutt'un foco "codesta ora paretti bòna, tristo sputazzo malecavato da lo sacro foro peccatore?". Lo gran problema fu ch'io, dimentico de la confusiona ch'intortava l'occhi de lo curato, me voltai a cercar lo diavolo che dovea gardare lo pretaccio. Non acchiandovi niuno, tosto capii che lo cul mio assicuravasi lo sconcuasso..." [Malacapa 1339]. L'imbarazzo dell'incomprensione di uno sguardo strabico è cosa recente. La dottrina cristiana infatti, sempre ben aggiornata sui progressi scientifici, ha sempre sostenuto che lo strabismo colpisce i bambini che giocano a fare "gli occhi storti", suscitando le ire dei soliti angeli suscettibili [La Bibbia 1924]. A questa consuetudine si deve la sottovalutazione del problema, nonchè poi la conseguente emarginazione degli strabici. Le nuove ricerche dello psicologo sociale Arthur Stepperman, che prese a cura il problema quando la sua fidanzata lo lasciò perchè, a suo dire, guardava sempre altrove quando lei voleva fargli un discorso serio, portarono ad un diverso approccio al problema. Per Stepperman il modo migliore di guardare uno strabico è fare lo strabico [Stepperman 1959]. Questo metodo s'è poi però dimostrato essere utile solo al vero strabico. D'altra parte, quando Stepperman andò sulla copertina del Science and Pullover Magazine [n.14, anno XXIV, 1964], tutti si resero conto dello strabismo divergente dello scienziato. Poche settimane dopo, Jonathan Panuozzo, nel suo articolo "quante persone hanno girato il n.14 di Science and Pullover cercando di capire dove cavolo guardava Stepperman", indicava con certezza che il metodo migliore per colloquiare con uno strabico era di fissarlo tra le sopracciglia [Panuozzo 1964]. Dopo le critiche della comunità scientifica internazionale, che vedevano questo metodo come troppo "impersonale", Panuozzo rispose proponendo allora di guardare sempre trasognati verso l'orizzonte, per dare prova di sensibilità [Panuozzo 1968]. Alle successive critiche di ipocrisia, Panuozzo non resse, e si suicidò con un cocktail letale di barbiturici e zigulì alla fragola. Negli ultimi anni si sono affermate le tecniche "Search and fix", che prevede una decisione arbitraria di un occhio da fissare, e "Sunglasses", che indica di portare sempre nella giacca un paio di occhiali da sole. Infine segnaliamo Brezgoff, che consiglia sempre, anche nell'incertezza, di non girarsi mai a cercare un soggetto dello sguardo strabico, neanche quando è lo stesso interlocutore a chiederlo, adducendo come scusa un tipico "non mi fido di te" [Brezgoff 1993].

lunedì 15 settembre 2008

Come nascondere un'erezione in spiaggia


Ci è arrivata una richiesta curiosa dalla Principessa Carasau, dottoressa in tuttologia, che a detta sua "porta in sé l'arte del paraculeggio e del cinismo premestruale. Priva di qualsivoglia senso del pudore e di tette, vi accoglie a braccia aperte nel suo meraviglioso mondo..". Insomma una donna a cui l'ego non manca. La sua arguta domanda è: come si nasconde l'erezione in spiaggia?


Secondo il prof. Rocco Ifcolds (1924) la tumescenza è da considerarsi "un dono divino da ostentare con gioia e orgoglio appena possibile". Il prof. Ifcolds fu arrestato più volte per atti osceni in luogo pubblico, motivo per cui non riuscì mai a completare il suo saggio, "De Rigiditatis Poenis". Un vero peccato. Ma torniamo al nostro quesito.
La spiaggia viene definita da Hopkins e Clark (1948) "un luogo ostico per il giovane sessualmente vorace". Il disagio pare nasca dal contrasto fra il naturale pudore femminile nella quotidianità e l'innaturale crollo di quest'ultimo in presenza di sabbia e acqua salata. Clark in particolare tentò di dimostrare una relazione di causa-effetto in un ambiente controllato. Fece entrare una giovane donna in una sala vuota e la fece sedere. La ragazza non si denudò. In seguito portò dentro la stanza un bicchiere di acqua salata e un secchio di sabbia. La ragazza si spogliò e tentò di abbronzarsi alla luce dei neon. Purtroppo Clark, piegato in due da una tumescenza fulminante non riuscì mai ad annotare i risultati dell'esperimento.
Esistono diversi sistemi efficaci per camuffare un'erezione in spiaggia.
Espinoza proponeva di portare sempre con sè un ombrello senza bastone da combinare per un camuffamento marittimo tipico. Il sistema sembrò efficace fino al mese di settembre, durante il quale improvvise raffiche di vento causarono diverse fratture del pene. Una fine triste per Espinoza e i suoi amici.
Un altro metodo efficace è quello che viene chiamato "Sistema della Ridondanza Fallica". Fu sperimentato da R. McDowell nel 1945 nella spiaggia di Mondello (PA). Il meccanismo è molto semplice. McDowell, non appena il suo apparato genitale reagiva con violenza alle nudità femminili, inseriva due banane nel costume, dicendo alle giovini signore di averne tre. Il suo grande errore fu quello di decidere di offrirne una alla sua vicina. Passò il resto della sua vita dietro le sbarre.
L'ultima tecnica, tanto diffusa quanto svilente, è la "Tecnica dello Struzzo" di Clemente J. Sacco. Il metodo consiste semplicemente nello scavare una fossa oblunga nella sabbia, per poi distendersi proni in modo che la propria escrescenza coincida perfettamente con il dislivello sabbioso. Purtroppo, a causa delle tumescenze prolungate dei giovani sessualmente attivi, questa tecnica mina i rapporti sociali, e nei soggetti più sensibili causa anche brutte scottature.

giovedì 11 settembre 2008

Come fare per non guardare i seni di una ragazza prosperosa che non porta il reggiseno mentre nel locale c'è l'aria condizionata

Non lo so.

Come organizzare una partita di calcetto senza fare sgarbo a nessuno


A calcetto, nei campi di uso più comune, si gioca in dieci, cinque per squadra. Per questo non è sempre facile organizzare una partita a questo surrogato del calcio quando la propria compagnia di amici è composta da una dozzina e più di unità. A tal proposito Cristoforo Vespucci di Rostock (Germania) ci ha scritto per capire in che modo può organizzare un match infrasettimanale a calcetto senza crearsi inimicizie per le necessarie esclusioni che deve effettuare. La risposta è stata affidata ad un nostro fido collaboratore, il prolisso Professor Meccia.


Il calcetto è un divertissement intercontinentale, disciplina ufficialmente denominata “Calcio a cinque” e che è al vaglio del CIO per entrare a far parte dei Giochi Olimpici nel 2016. A livello amatoriale questo sport, molto simile al più popolare calcio, è praticato da 1,34 miliardi di persone nell'intero globo, con l'Italia al primo posto nella speciale classifica (il 69% dei giovani tra i 15 e 28 anni calcano un campo da calcetto almeno una volta a settimana). Le sue origini nel Belpaese affondano radici antichissime; si narra che un gioco simile fosse già molto popolare nell'antica Etruria col nome di Sferomachia Minima (Angela 2003), ripreso poi in Italia, e precisamente a Firenze, dai bambini che non potevano cimentarsi col più popolare Calcio in livrea (ora noto come Calcio storico) (Alighieri 1301). Ma il boom vero e proprio avvenne nei primi del '900, grazie al pioniere Federigo Tozzi, noto ai più come scrittore, ma anche accanito giocatore di calcetto e polemico di prim'ordine (Pehers 1926). Fu grazie agli esperimenti arditi del Tozzi che l'organizzazione di una partita di calcetto iniziò a presentarsi come un problema rilevante, tanto che due suoi scritti passati per lo più inosservati affrontavano la questione: il serioso “Sull'ineluttabilità di non chiamare chi ha dato buca la settimana prima” (Tozzi 1915) e il più scanzonato “Si gira in porta...” (Tozzi 1916). Nonostante i suoi sforzi per disciplinare questa spinosa materia, il problema s'era trascinato irrisolto per circa trenta anni, quando nel 1962 comparì sulla scena “calcettistica” italiana il più intransigente e duro organizzatore di eventi amatoriali del Dopoguerra, tale Arturo Mazzola. E' stato il Mazzola a svelare i segreti di una perfetta organizzazione della partita di calcetto, essendo sempre lui l'incaricato di radunare i suoi tanti amici per svolgere match che lui amava definire “l'essenza esistenziale del cinque contro cinque”. Disdegnatore delle sostituzioni e dei “pacchi” dell'ultim'ora, nel suo archetipo scritto “Puntualità e venti altri metodi per essere sempre chiamati” (Mazzola 1964) tracciava le regole per esser legittimati a una chiamata da parte di chi organizza la partita. Infatti, l'incaricato al giro di chiamate (che il Mazzola all'epoca effettuava con telegrammi che iniziava a spedire dalle 72 alle 48 ore prima dell'evento, non avendo un comunissimo telefono) deve privilegiare chi ha sempre garantito affidabilità prima che doti tecniche accettabili, fornendo nell'opuscolo a tratti satirico “Mi chiedi perché non ti ho chiamato?” (Mazzola 1966) ben 52 motivazioni che l'organizzatore poteva addurre all'escluso. Ne riportiamo qui alcune, da noi ritenute le più significative:
- Parli proprio tu che due settimane fa per colpa tua fa dovemmo mettere Ciccio Paletta in porta?
- Non ti è arrivato il telegramma? Io te l'avevo mandato...
- Mi aveva detto tua sorella che ieri avevi avuto una digestione laboriosa.
- Era una partita seria.
- C'era mio cugino da Torino che voleva proprio giocare...
E le due più infime e false:
- No, guarda, non siamo andati più neanche noi.
- Stavolta mi avevano chiamato, non l'ho organizzata io.
Attingendo da questo prezioso Vademecum, un organizzatore non avrà scrupoli a non chiamare l'amico del cuore, talvolta necessariamente messo da parte per limiti tecnici o di affidabilità. Grazie dunque al Tozzi e al Mazzola (e un po' anche a me stesso) per aver ridotto al minimo le querelle pre-partita e post-partita inerenti alla composizione del gruppo dei dieci.

mercoledì 10 settembre 2008

Come fare cilecca a letto e uscirne puliti


Il signor Lucio Grass di Erice (TP), che avrebbe tanto voluto mantenere l'anonimato, ci scrive per chiederci come dissimulare con successo una mancata erezione di fronte a una donna vogliosa. Sapere cosa fare in situazioni come questa può fare la differenza fra un matrimonio felice e un normale matrimonio.


Il metodo più conosciuto ha le sue origini nell'antica Grecia, come testimoniato dallo storico Fenocide, contemporaneo del più noto Erodoto. Fenocide riporta un sistema molto diffuso al tempo e chiamato "Tecnica della dipartita pseudo-peristaltica". Una volta resosi conto della scarsa risposta genitale allo stimolo femminile, il soggetto finge forti crampi al basso ventre e corre verso il bagno scusandosi a gran voce. L'imbarazzo permane ma le motivazioni diventano intestinali e non più sessuali.
Il secondo metodo è detto "Tecnica del diversivo ludico" o "Triseptima". Questo sistema si basa sul repentino e brusco spostamento dell'attenzione della partner verso un'attività di diversa natura. Il soggetto colpito da mancata tumescenza del pene si alza di scatto, afferra un mazzo di carte e propone alla partner una avvincente partita a tressette. Questa pratica si basa interamente sul fattore sorpresa. Secondo Rogers la probabilità di riuscita è del 71%.
Il terzo metodo è la "Tecnica fobica", e la sua efficacia dipende dalle capacità recitative del soggetto. La pratica consiste nel fissare la caviglia della partner, mostrarsi sconvolto e dichiarare di avere una innaturale paura del suo malleolo. Secondo Pavenski piangere migliora le probabilità di riuscita. Questa tecnica fa leva sul senso di colpa della partner, per questo in alcuni testi viene chiamata "Tecnica amorale".

Come fare per mangiare senza sporcarsi un panino molto grande e molto farcito


Arthur Mnemozzi da Viterbo ci ha scritto per sapere se esiste un metodo sicuro per mangiare un panino molto grande e molto farcito senza sporcarsi. Domanda fondamentale, oserei dire.

Un panino molto grande e molto farcito può essere molto affascinante ma allo stesso tempo molto pericoloso. Le macchie di salsa tartara sulle vesti medievali rimarranno sempre croce e delizia degli storici europei. Secondo lo storico Flinsey, la prima stesura del Macbeth di Shakespeare narrava di enormi macchie di salsa al pomodoro su metà dei protagonisti, poi traslate in sangue su consiglio dell'editor [Flinsey 1998]. Prima di tutto il consiglio comunemente accettato è quello di mantenere il panino in posizione orizzontale, ovvero con il vettore della forza di gravità che scende perpendicolarmente rispetto alla fetta di pane inferiore [De Minnorio 1985]. La tecnica ad oggi più utilizzata per evitare di sporcarsi è chiamata "stretta di Garçonnier", e si attua tenendo la parte posteriore del panino tra mignolo e anulare di entrambe le mani, e la parte anteriore tra pollice e indice. Il dito medio rimane libero per effettuare pressioni di controllo sulla porzione mediana. La tecnica risulta solitamente molto efficace in qualsiasi condizione di farcimento, ed è stata descritta per la prima volta dall'autore belga De Pruus, nella sua celebre opera "moderne prosopografie culinarie" [De Pruus 1934]. Gli altri metodi di cui è piena la tradizione provinciale italiana non riescono, per quanto ne sappiamo, ad essere altrettanto efficaci, come la sirchiata preventiva dei monti dauni o la compressione laterolaterale trevigiana, esempi di una metodologia che si affida più alla superstizione che alla scienza moderna.

martedì 9 settembre 2008

Come distinguere le bestemmie dalle ingiurie comuni rivolte a grossi animali


Janet Jackson mi chiede come distinguere le bestemmie, e prontamente le rispondo. E' molto importante sapere cosa sono precisamente. Se l'avete sulla punta della lingua, state già commettendo peccato.


Le bestemmie sono locuzioni verbali molto spiacevoli per una parte dell'elettorato attivo [Berotti-Meneghini 1966]. La bestemmia è un ingiuria rivolta ad una divinità, più o meno potente. La definizione di ingiuria rivolta a divinità non è comunque esente da critiche. Se la divinità in questione è infatti creatrice di tutte le cose, fa notare il teologo svedese Hans Magnus Inseglet, è creatrice anche di quelle ritenute più infime da una parte del creato; dire dunque che "Dio è un (cens., animale sinonimo di sporcizia)" non è altro che accostare una creazione al suo creatore; più o meno come dire, ironizza Inseglet con notevole spirito doppiosensistico, "Michelangelo sei una cappella!". C'è dunque da pensare che per uso comune la bestemmia sia un ricordare alla divinità le stronzate che è capace di fare, come appunto Dio M***a, Dio C**e, Dio P***sf**o [Inseglet 1987]; questo punto di vista è stato duramente criticato, poichè il popolo tratterebbe con troppa strafottenza la divinità, senza contare che in effetti l'unico animale che rende gli altri bestemmiabili è quello con l'uso della parola [Broz 2002]; troppo facile così, signori umani! La bestemmia a questo punto diventa un interpretazione del tutto umana, ovvero è l'uomo che decidendo cosa è bene e cosa è male si pone egli stesso sul piedistallo divino, salvo poi scenderne volontariamente con una mossa che gli storici non hanno ancora capito. Il risultato è una questione tutta tra uomini: se un uomo dice che il Dio comune è una cosa infima, gli altri uomini lo prendono a pietrate come se lui avesse insultato loro, e di solito nascono censure, querele, guerre, stupri [Sanremo '98]. C'è poi anche Casadas che fa notare come se una divinità è effettivamente onnipotente, onniscente ed onnipresente, dovrebbe fottersene proprio ben poco di quel che dice uno che si è appena dato la martellata sul piede sinistro [Casadas 2004].
Infine per l'analisi neomarxista di Eggerfunf la locuzione D** Merda è effettivamente una bestemmia ma per motivazioni opposte, poichè la proprietà della merda, prodotta dal lavoro delle peristalsi di tutto il mondo, viene espropriata ed affidata alla divinità, la quale vorrebbe comodamente vivere di rendita del suo capitale investito privatamente miliardi di anni prima, con tutti i relativi interessi; questa appropriazione indebita non può essere altro che un insulto. La merda è animale, e se Dio vuole farne parte, che si faccia mangiare da un comitato eletto direttamente dal popolo [Eggerfunf 1977].